Dalla Cecenia all’Ucraina, è tutto un “déjà-vu”
“Perché la crudeltà è un’infezione seria che tende a diventare epidemica.”
(La Russia di Putin, Anna Politovskaya, 2004).
Le premesse per le guerre in Ucraina esistevano già. Le modalità, gli abusi, la poca preparazione, la propaganda sono esattamente le stesse di quella della seconda guerra cecena, quella capeggiata da Putin e riportata da Anna Politovksaya, costandole la vita. La guerra dove si scoprì la corruzione dell’apparato propagandistico russo, dei ministeri e delle Forze Armate.
Putin con la guerra in Cecenia aveva promesso un rinnovamento completo dell’esercito, ma il conflitto in Ucraina, inaspettato, come dicono in molti, come dicono coloro che sostengono che sia l’Occidente inviando armi a fomentarlo, è la prova che niente è stato rinnovato. La linea neo-sovietica è rimasta intatta e si continua a seguire come se in verità la cortina di ferro sarebbe dovuta rimanere in piedi. Come se si dovesse riparare il blocco orientale da tanti segreti, e sono segreti che persistono in Russia e che man mano stanno venendo a galla, perché la verità, prima o poi emerge.
La cortina di ferro si è eretta anche tra gli Occidentali stessi, tra coloro che sostengono di dover aiutare un paese insensatamente invaso e coloro che pensano che l’invasione sia legittimata dalla linea politica ucraina e occidentale. Lo stesso avvenne vent’anni fa, quando il mondo si era diviso tra chi sosteneva la causa russa in Cecenia poiché i ceceni, tutti, venivano reputati terroristi indipendentisti, e chi invece vedeva la spietatezza di un esercito che non si limitava solamente ad agire sui campi di battaglia.
La guerra in Cecenia è stata dimenticata, anzi, probabilmente, è stata prontamente archiviata perché non conveniva vedere la Russia come uno stato canaglia. Troppa carne sulla brace. La guerra in Cecenia è stata assorbita come guerra contro il terrorismo quando le brutalità più atroci sono state commesse contro la società civile. Ma certo, era una guerra interna, non vi erano altri Stati direttamente coinvolti. Questo era perdonato dalla comunità internazionale per aver combattuto contro il terrorismo islamico, si è fatta paladina di questa missione fin dal 2019.
Ma la vague populista, anti-islam e anti-terrorista è finita con la vague anti-austerity per le norme dell’UE e anti-politiche (?) alla lotta contro il Covid. Il fascino delle “democrazie controllate”, ossimoro insensato e grottesco, è morto o sta morendo. E questa morte è iniziata proprio con il conflitto in Ucraina. Le persone si sono rese conto di cosa significhi vivere in una democrazia controllata, dove si ha la scelta di morire per la Patria in una guerra inutile o di finire in galera per essersi espressi contro di essa.
È però triste pensare come non si è potuto prevedere la crudeltà dell’esercito russo quando questo l’aveva già espressa esattamente allo stesso modo in Cecenia vent’anni prima. Stessi battaglioni, uso di alcune armi nuove, certo, stessi generali, stesso presidente, stessa propaganda. Ma la Cecenia non è in Europa, non è alle porte dell’UE, e faceva meno paura perché si sentiva più lontana. Eppure l’efferatezza è stata la stessa.
L’Occidente ha preferito fingere di non vedere credendo che la Russia fosse troppo preziosa come partner e come controbilancio alla sempre più onnipresente influenza americana, non solamente dal punto di vista politico, ma anche da quello economico e culturale e militare con gli accordi di riduzione degli arsenali nucleari. Molti credevano fermamente che la Russia non fosse un paese che potesse sopravvivere in un sistema democratico. Boris Yeltsin è stato il primo presidente eletto lasciando, però dietro di sé, uno Stato finanziariamente collassato, in mano all’oligarchia e con una disparità economica e sociale deplorevole.
Il mondo, guardando la Russia di Yeltsin, ha visto un paese incapace di autogestirsi senza un controllo centralizzato del potere. La libertà limitata in Russia è stata scusata e giustificata perché si è sempre pensato che la sua vastità e l’eterogeneità del suo popolo non potesse trovare una stabilità duratura nella democrazia, si quindi scagionata una repressione che ha favorito una sicurezza maggiore piuttosto che la libertà dei suoi cittadini; ciò ha dato sempre più autorità a chi è stato tollerato internazionalmente, di averlo.
Ma la Russia di Yeltsin non è la Russia di Putin ed i russi di Yeltsin non sono i russi di Putin. La globalizzazione e i mass media hanno svegliato e mostrato cosa stessero vivendo confrontandoli con la vita di cittadini di altri paesi, rendendosi così conto di come la propaganda sia onnipresente nelle loro vite a differenza di chi vive nella parte Ovest del globo terrestre.
A Grozny non c’erano i droni che riprendevano come hanno ripreso la strage di Bucha e chissà quante ignominie sono passate in sordina perché gli ucraini erano ancora privi della tecnologia adeguata per farle vedere. Esistono testimonianze, ma le testimonianze vengono prese spesso per false da chi non vuole sentire la verità, come accadde tra l’altro con il massacro di Bucha, nel marzo del 2022, definita una messa in scena da alcuni membri dello staff del Cremlino e ovviamente dai filo-russi, quindi figurarsi un testimone che come prova ha solo le parole. E la propaganda sa come sviare la gente dalla realtà. La distorce come la distorceva durante la prima guerra di Cecenia, quando l’esercito russo aveva rivelato al mondo il suo apparato corrotto e crudele, e che si pensava che dopo la sua riforma, nel 2010, mandata avanti da Dmitri Medvedev, tale rinnovamento non lo fornisse solamente di armi meno fatiscenti ma anche di un’etica più umana. Ma come si dice, il lupo cambia il pelo ma non il vizio, ed è un vizio che non si può togliere con facilità perché radicato in quell’ingranaggio dai tempi dell’Impero.
Un esempio tipico del comportamento disonorevole ai vertici della difesa è quello di Vladimir Shamanov, riportato da Anna Politovksaya nel suo libro “La Russia di Putin.” Shamanov è un generale che ha combattuto in entrambe le guerre di Cecenia. È diventato eroe di guerra usando una ferocia inaudita contro la popolazione civile e apparendo continuamente in televisione per annunciare e convincere le persone che “I ceceni sono tutti criminali”, legittimando così le sue azioni. Convinzione che sembra anticipare quella di oggi sulla “denazificazione dell’Ucraina”, della “Liberazione dell’Ucraina” dai nazisti che l’hanno incatenata, trascinandola via dall’egemonia russa che loro vedevano come fratellanza. Ma chi massacrerebbe in questo modo un fratello?
Lavrov così come Shoygu e i portavoce del Cremlino, i generali, appaiono in televisione con discorsi estremamente persuasivi, ungendoli con una retorica ampollosa, giustificando azioni atroci e trasformandoli in atti eroici e indispensabili per un benessere a lungo termine. Cambiano i nomi degli eventi per minimizzarli agli occhi del popolo, così come disumanizzano il nemico per privarlo di quelle caratteristiche che rischiano
di farlo passare per vittima, destando una scomoda e pericolosa compassione. La guerra non è guerra ma è un’operazione. I ceceni sono tutti criminali terroristi e gli ucraini sono nazisti, e i nazisti, tanto odiati dai russi, e con tutte le buone ragioni, meritano di venire massacrati in quanto nazisti e non in quanto esseri umani.
“Cambiare la coscienza sanguinaria e piena di falsi miti di una parte degli ucraini di oggi è l’obiettivo più importante”, ha detto Medvedev. I falsi miti di cui parla non sono altro che le rivendicazioni dell’identità Ucraina, dell’autonomia politica, economica, sociale e culturale. Della sovranità nazionale ottenuta nel’91 e che la Russia ha percepito come uno smembramento, perdendo anche un pezzo economico e commerciale fondamentale del territorio dell’URSS. Perciò l’Ucraina viene additata come sanguinaria, perché vuole proteggere gli spazi che le vengono piano piano portati via, e in quanto sanguinari, in quanto cattivi, la loro distruzione è perciò consentita. Di conseguenza, colui che dà il via al massacro diventa un eroe liberatore che mai dovrà rispondere dei suoi atti. Così com’è accaduto in Cecenia con Shamanov, che non dovette mai pagare per i massacri compiuti, diventando dopo la guerra governatore di Ulj’anovsk ed in seguito membro della Duma.
L’Ucraina per il Cremlino non è più uno Stato con dei confini ma una Terra nullius dove hanno il diritto d’infliggere il dolore necessario per ottenere ciò per cui hanno iniziato la guerra, esattamente come in Cecenia. Hanno cessato il fuoco per il Natale ortodosso, non tanto per gli ucraini quanto per i soldati russi, di cui si parlerà a breve, ma lasciando che i bombardamenti continuassero notte e giorno durante il Natale cattolico, non prendendo lontanamente in considerazione la numerosissima e radicata comunità cattolica presente nel paese, dalle origini antiche, fondata nel 1595, a cui non ha dato nemmeno un giorno di tregua.
Kant affermava nel Trattato di Pace Perpetua, che “L’uomo si trovava dunque protetto dalla ragione, dalla legge.” Ed è ciò che Mosca sta cercando di manomettere, e non di cancellare. Perché ha bisogno della ragione e della legge per soggiogare un popolo e mandare avanti una guerra, ma è una ragione e una legge manipolata a suo favore, non una ragione e una legge che possa sostenere l’equilibrio di uno Stato di Diritto. La legge distorta è ciò che di più pericoloso vi è al mondo, perché l’intaccamento del sistema giuridico può ribaltare completamente la legge morale e quindi la coscienza umana stessa.
Il discorso che Putin fece nel novembre del 2022 alle madri dei soldati per rassicurarle delle sorti dei figli, molti già scomparsi, è volto a frenare un ipotetico sollevamento dei genitori come avvenne durante la guerra di Cecenia. L’impreparazione dei soldati russi in Ucraina non è dovuta soltanto alla mediocrità dell’esercito ma anche alla giovanissima età dei ragazzi che vengono mandati a combattere, vittime di un nonnismo vergognoso. Nonnismo che si converte spesso in umiliazione sessuale, torture fisiche e psicologiche dei superiori a discapito dei più giovani. Nascono per un nonnulla, per ubriachezza o per noia, per distrarsi da ciò che sono obbligati a compiere, è un circolo vizioso di una guerra esterna che si converte in guerra interna, negli stessi battaglioni. Durante il conflitto ceceno, in un solo anno, sono morti 500 soldati per le percosse subite, e l’esercito russo è un esercito che favorisce non solamente la corruzione ma anche la tortura e la schiavitù. E con schiavitù non s’intende solo nei confronti dei prigionieri di guerra, ma dei soldati russi stessi. I superiori usano i subalterni per lavori di manovalanza estenuanti, dove in molti hanno perso la vita cadendo dalle impalcature o sepolti vivi da una casa fatiscente che dovevano mettere a nuovo per ordine di un ufficiale. Altri sono morti dissanguati sul campo senza mai essere raccolti, senza mai avere una sepoltura, con le famiglie lasciate nel limbo dell’incertezza poiché il decesso non veniva registrato. Altri soldati ancora sono morti per malattie che nessuno ha mai curato in quanto il medico di campo era assente se non inesistente, e altri, invece, sono morti per scherzi inflitti da altri soldati che per dimenticare l’orrore visto tutti i giorni si attaccavano alla bottiglia. Le madri hanno ascoltare le bugie raccontatele da Putin con espressioni estremamente dubbiose, sapendo di trovarsi di fronte alla falsità e non potendo far nulla per cambiare le verità che queste già conoscevano.
Entrare nell’esercito per un ragazzo che di mezzi ne ha pochi, è una sicurezza se riesce a sopravvivere. La medaglia rimane ancora il sogno di molti russi, ed è fonte di reddito certo anche se misero. Dall’esercito si può entrare in politica se si fanno le giuste conoscenze e i giusti favori, favori che spesso sporcano le mani e non solo di fango. Ma le voci girano, le testimonianze si fanno sempre più numerose e piuttosto che finire in guerra i ragazzi preferiscono disertare, finire in carcere, rompersi una gamba o scappare all’estero se hanno qualche possibilità economica in più. È successo in Cecenia e sta succedendo oggi in Ucraina. La guerra dal campo si sposta tra i ranghi e Putin non punirà l’esercito per il suo comportamento perché ha bisogno di esso in quanto suo primo sostenitore, al contrario, sarà propenso a favorirgli maggiori poteri. E per questo l’apparato di propaganda sarà sempre più battagliero, perché dovrà convincere che il gioco vale la candela. Finire nel pantano in Ucraina, venire percosso dagli ufficiali, venire dimenticato moribondo su un campo di battaglia sono tutte menzogne inventate dagli Occidentali e da coloro che amano tradire il loro paese.
E se, per assurdità, non dovessero essere menzogne, varrebbe la pena di viverle per sconfiggere il terrorista- criminale o il nazista sanguinario e diventare un eroe decorato con la medaglia al valore.