DAVOS 2019: La Globalizzazione alla Prova
Giunto alla sua quarantanovesima edizione, il World Economic Forum presso la città svizzera di Davos rappresenta ormai l’appuntamento annuale dei leader mondiali per confrontarsi su temi economico-finanziari. Più che una semplice serie di conferenze, a Davos vengono messe in rilievo luci ed ombre del sistema economico e finanziario attuale, viene dato rilievo ai trend economici attuali e, non da ultimo, emergono gli attori che giocano un ruolo fondamentale nel panorama economico mondiale. Così, mentre nel 2017 il discorso del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, sorprese i partecipanti e costrinse il mondo a riconoscere il crescente ruolo della Cina nell’economia globale, nel 2018 il discorso si incentrò sulle nuove tecnologie, realtà ormai ineluttabile della moderna economia.
Nel 2019, gli incontri dei giorni 22, 23 e 24 gennaio si svilupperanno attorno al tema “Globalization 4.0: Shaping a Global Architecture in the Age of the Fourth Industrial Revolution”. Più specificamente, si intende porre l’accento sui contenuti di questa nuova architettura economica globale, riflettendo sulla forma e le conseguenze di quella rivoluzione tecnologica, oggi in corso, definita dagli addetti ai lavori come la “quarta rivoluzione industriale”. I temi che si intende affrontare sono stati divisi in cinque punti: il dialogo è fondamentale e deve essere basato su una pluralità di soggetti coinvolti, la globalizzazione deve essere responsabile e sensibile alle preoccupazioni regionali e nazionali, il coordinamento internazionale deve essere migliorato in assenza di cooperazione multilaterale, affrontare le maggiori sfide globali richiede gli sforzi collaborativi delle aziende, del governo e della società civile, ed infine l’obiettivo di rendere la crescita globale inclusiva e sostenibile.
La globalizzazione, dunque, è ancora una volta la grande protagonista del dibattito internazionale ed in questo caso si tratta di rispondere a quella che ormai è diventata un’urgenza, cioè proporre nuove soluzioni o nuove chiavi di lettura per un processo che è in continua evoluzione e che oggi, si po’ affermare, è ad un punto di svolta. Quella odierna è sicuramente la fase di massima realizzazione di quel processo di scambio di merci, capitale umano, servizi ed idee che ha provocato, e continua a suscitare, delle trasformazioni sostanziali nell’economia e nella società contemporanee. Al contempo, tuttavia, la globalizzazione oggi è in un momento fortemente critico, a causa delle crescenti reazioni di chiusura da parte di alcuni significativi esponenti dell’economia mondiale. In un mondo in cui l’America First di Trump predilige un approccio unilaterale al dialogo, appare chiara la discrasia tra la spinta globale dell’economia e le tendenze più o meno nazionalistiche che continuano ad emergere in vari Paesi, non ultimo il Brasile. Mentre al Presidente Trump sarà impossibile partecipare al WEF a causa della paralisi che blocca da un mese i lavori del Senato a proposito del muro a confine con il Messico, il Presidente del Brasile, Javier Bolsonaro, ha promesso di presentare a Davos “un Brasile diverso e libero da ostacoli ideologici e corruzione generalizzata”. I due presidenti americani hanno, inoltre, dato il loro appoggio all’autoproclamazione come Presidente ad interim di Juan Guaidò, presidente dell’assemblea parlamentare. Assente anche il Presidente francese Macron, impossibilitato alla partecipazione a causa dei recenti disordini interni dovuti alle manifestazioni dei gilet jaunes. La realizzazione dell’obiettivo secondo cui il dialogo deve basarsi su una pluralità di soggetti coinvolti dipenderà, in ultima analisi, dalla volontà della partecipazione di tali soggetti.
Per quel che concerne le preoccupazioni regionali e nazionali e il miglioramento del coordinamento internazionale in assenza della cooperazione multilaterale, questi obiettivi appaiono sempre più urgenti in vista, tra le altre cose, dei crescenti flussi di migratori. Due le questioni da affrontare a tal proposito nell’immediato futuro. Da un lato, è stato dimostrato che la globalizzazione ha prodotto un più alto grado di competizione, di cui ci sono stati perdenti e vincitori. Ciò ha avuto un effetto sul dislocamento del capitale umano e, attualmente, appare urgente riuscire a dare una risposta che, sebbene non nel quadro di una cooperazione multilaterale, riesca quantomeno a permettere il coordinamento tra gli Stati, in vista di una gestione più efficace delle popolazioni. Difatti, il ritmo impressionante del progresso e del cambiamento tecnologico investe vari settori dell’attuale sistema economico: i trasporti, le comunicazioni, la distribuzione, la produzione, l’energia, la salute, che subiranno una trasformazione completa. Per gestire tale cambiamento vi è la necessità di creare un quadro di cooperazione multilaterale e nazionale, ma anche di implementare un nuovo modello educativo. Il progresso dell’intelligenza artificiale, in un contesto di società che invecchiano, deve far evolvere l’attuale sistema economico da un modello di produzione e consumo ad uno di condivisione e solidarietà. Dall’altro lato, appare evidente e ci si aspetta una forte accentuazione del fenomeno delle migrazioni climatiche, fetta importante del movimento delle genti. Al fine di far fronte a questa questione, che impegna l’agenda delle nazioni e ne destabilizza anche gli equilibri regionali, è essenziale che gli Stati si coordino al livello internazionale. Lo scopo dovrebbe essere quello non solo di coordinare i flussi migratori ma anche, e soprattutto, di far fronte alla crisi ambientale e di implementare politiche di sviluppo sostenibile.
Infine, ci si rivolge non solo agli Stati, ma ad una pluralità di attori: aziende, del governo e della società civile. Il loro coinvolgimento e la loro collaborazione sono necessari al fine di affrontare le maggiori sfide globali, che richiedono sforzi collaborativi. Solo tramite la partecipazione di questi attori, e lo sforzo congiunto di tutte le parti in causa, si può rendere la crescita globale inclusiva e sostenibile. Sembra imprescindibile oggi, anche alla luce dei punti finora sollevati, la creazione di un nuovo quadro che permetta la cooperazione globale tra pubblico e privato. In un mondo dove realtà aziendali sono sempre più internazionali e dove le organizzazioni della società civile partecipano attivamente alla vita di relazioni internazionali e si possono considerare alla stregua di enti statali, appare ormai necessario che esse diventino attori responsabili e coinvolti nell’agenda globale. La cooperazione tra pubblico e privato deve, tra le altre necessità, produrre un modello di crescita economica che abbia come prima preoccupazione la tutela dei beni pubblici, ivi compresi il rispetto dell’ambiente, la crescita sostenibile e l’inclusione sociale. Tra le soluzioni a cui ci si può rivolgere può rappresentare una risposta concreta il modello della corporate social responsibility (CSR), ossia quell’approccio al business che contribuisce allo sviluppo sostenibile avendo cura che gli stakeholders economici, sociali e ambientali ne traggano beneficio. Allo stato attuale si deve tuttavia riconoscere che, sebbene alcune aziende siano riuscite a raggiungere buoni risultati a questo proposito, in altri casi, le imprese si trovano ad uno stadio embrionale dell’implementazione della corporate social responsibility. Indubbiamente, tali difficoltà sono legate anche ai problemi di dare attuazione a tutti gli aspetti della CSR.
Per concludere, i cambiamenti che sono in corso oggi a livello globale non sono delimitati ad un solo Paese, ad un particolare settore o ad un determinato problema. Essi sono universali, globali, ed in quanto tali richiedono una risposta in questi termini. Se non si riuscirà ad adottare un approccio olistico alle questioni sollevate potrebbero esserci conseguenze profondamente gravi per la razza umana e per il nostro Pianeta. Al fine di tutelare la nostra società, il nostro ambiente e le prossime generazioni occorre rinforzare l’architettura della governance globale ed adottare uno sguardo più lungimirante sulle problematiche odierne e sulle politiche da attuare.