Una Cina in continua evoluzione
La Cina che troviamo questa volta atterrando a Pechino e’ una Cina concentrata in pari misura su avvenimenti interni , primo fra tutti il 19esimo Congresso del Partito Comunista che inizierà il 18 di Ottobre e dovrebbe spianare la via ad un notevole salto di qualità della leadership del Presidente Xi Jin Ping , e preoccupazioni esterne con la tensione fra gli USA di Trump e la Corea del Nord di Kim Jong Un in cima alla lista.
Che sia un momento particolare lo si vede anche dal basso livello di inquinamento dell’aria. Come avviene ad ogni scadenza importante, allorché la capitale deve divenire una vetrina per chi arriverà da fuori, il Governo sta infatti provvedendo a chiudere momentaneamente le fabbriche, a vietare determinati combustibili domestici ed a porre temporanee restrizioni alla circolazione dei veicoli , in modo che per la scadenza del 18 tutto sia perfetto . Il clima di attesa traspare anche dai numerosi manifesti riproducenti il Presidente che stanno comparendo in tutti gli angoli della città .
Tutti rigorosamente rossi , ma del resto oltre ad essere il colore del Partito il rosso è qui il colore bene augurante , quello della buona fortuna.
Lo stesso clima di attesa permea anche i contatti che abbiamo con i nostri interlocutori, sia quelli del China Institute for International Strategic Studies , che sono coloro con cui condividiamo da parecchio un Memorandum of Cooperation che prevede visite alternate ogni anno in uno dei due paesi firmatari , sia quelli della Università della Difesa Nazionale , della Accademia Nazionale delle Scienze e del China Institute of Contemporary International Relations presso cui i nostri ospiti ci conducono nel corso del nostro soggiorno.
Ciò che ci aveva colpito sin da prima dell’inizio della visita era stato il fatto che la controparte cinese avesse accettato senza alcuna difficoltà tutti i temi di discussione che avevamo proposto . Una notevole dimostrazione di apertura considerato come i soggetti spaziassero dai rapporti Cina – EU a quelli Cina – USA , dalla penetrazione cinese in Africa a quella in area mediterranea , dalla rivalità Cino Indiana a quella “Belt and Road Initative ” che costituisce dal 2013 il cuore della espansione del soft power cinese e toccassero infine anche punti di scottante attualità , come la crisi del nucleare nord coreano o le contrastanti pretese di sovranità di differenti paesi su molte aree del Mar Cinese Meridionale.
I colloqui , tutti i colloqui che abbiamo avuto , hanno poi pienamente confermato questa iniziale sensazione di assoluta apertura e ciò nonostante il fatto che , pur essendo istituzioni dedite allo studio , gli Enti che abbiamo visitati erano tutti contrassegnati da una precisa dipendenza statale , tra l’altro doppiata in almeno due casi anche da una dipendenza dalla Armata Popolare di Liberazione. Nel complesso la prima impressione che abbiamo ricavato da questi colloqui è stata quindi quella di una liberalizzazione quasi completa del pensiero , specie allorché i soggetti non parlano in via ufficiale . Da sottolineare comunque che almeno un paio di volte ci e’ stato ricordato come localmente nulla dipenda direttamente dallo Stato ma tutto “dipenda dallo Stato per il tramite del Partito” , affermazione che sottolinea come esso mantenga ancora una centralità assoluta nella realtà cinese.
Per quanto concerne il prossimo Congresso l’opinione generale è che il Presidente ne uscirà fortemente rafforzato , soprattutto grazie ad un rinnovo quasi totale della Commissione Centrale del Partito. Soltanto Xi Jin Ping ed il suo vice Li dovrebbero infatti vedersi il mandato rinnovato mentre gli altri cinque membri sarebbero sostituiti da funzionari più vicini al Presidente. Una altra ipotesi è che il numero dei componenti dell’Organo, già sceso da nove a sette nel corso del precedente Congresso , venga ulteriormente ridimensionato . Una altra ipotesi infine è che Xi sia intenzionato a rivedere l’intero sistema di potere cancellando l’abitudine alla successione fra una “generazione ” e l’altra ogni dieci anni , e quindi aprendo la strada ad una sua permanenza in carica oltre il periodo inizialmente previsto.
Come parole d’ordine che saranno indicate al paese dai massimi dirigenti durante il Congresso ci sono state indicate congiuntamente “conscioussness and assertivness” che dovrebbero in un certo senso divenire le bandiere di una nuova Cina ,ben conscia delle sue capacita e possibilità nonché della sua posizione nel mondo attuale e priva di qualsiasi remora nel sottolinearle e porle in evidenza ogni volta che ciò si renda necessario.
Lo strumento privilegiato per sottolineare entrambe sarà negli anni a venire quella “Belt and Road Initative” ( i cinesi usano ormai per indicarla quasi esclusivamente l’acronimo BRI) che è stata lanciata nel 2013 e sta ora entrando , dopo quattro anni di progetti e discussioni , nella vera e propria fase esecutiva. Il progetto , consistente in una rivitalizzazione proiettata verso il futuro della Via della Seta di un tempo , ha dimensioni colossali e potrà produrre effetti colossali in parecchi campi , considerato come esso coinvolga più o meno due terzi del mondo. La Cina ha ovviamente riservato per se stessa il ruolo centrale , cosa pienamente in linea con il fatto che i cinesi non abbiano mai cessato di vedersi come l’Impero di mezzo , il paese perno , lo Stato indispensabile e via di questo passo. Non c’è quindi da stupirsi che la BRI abbia finito con l’essere osteggiata da parecchi grandi paesi , gli USA , l’India , il Giappone ad esempio che non vedono di buon occhio questa straordinaria occasione di crescita del soft power di uno dei loro maggiori rivali.
E ciò nonostante il fatto che almeno in Asia la BRI finirà indubbiamente col contribuire alla sicurezza , migliorandola lungo tutto il suo percorso. Per l’Italia , destinata ad essere il terminale privilegiato della via marittima , essa si presenta come una grandissima occasione . Sta a noi essere capaci di non sprecarla perdendoci , anziché agire , nelle mille diatribe di quartiere che agitano la nostra vita quotidiana.
Infine il discorso della crisi nord coreana , che la Cina segue con apprensione ed allarme crescenti . Pechino si trova infatti a meno di 2000 km dalla frontiera coreana e ciò significa che un qualsiasi scambio di colpi nucleari comporterebbe in caso di guerra livelli di inquinamento del territorio nazionale che i cinesi giudicano inaccettabili. Inoltre non abbiamo riscontrato da parte cinese nessuna disponibilità ad accettare una eventuale unificazione delle due coree , cosa che porterebbe le truppe americane a schierarsi alla loro frontiera. Sic stantibus rebus l’unica soluzione che qui viene vista come possibile consiste in un accordo diplomatico , alla cui conclusione Pechino è disposta a contribuire senza riserve , che preveda un blocco del nucleare nord coreano sotto stretto controllo internazionale in cambio di consistenti aiuti tecnici ed economici che consentano il decollo dello sviluppo del paese.
L’articolo è un estratto degli incontri svoltisi in Cina dal 24 al 28 settembre 2017 tra le delegazioni italiane e cinesi . La delegazione italiana comprendeva il Gen. Cucchi , di Nomisma , la Professoressa Amighini , dell’Ispi, il Dottor Ungaro , dello IAI, ed il Dottor Cuscito di Limes. A questa edizione dell’incontro non ha partecipato , per difficoltà dell’ultimo minuto , alcun rappresentante del Centro Alti Studi della Difesa che e’ il quinto ente italiano firmatario del Memorandum of Cooperation con il CIISS. Il soggiorno della Delegazione Italiana in Cina ha interessato le città di Pechino e di Canton.
Articolo realizzato per Nomisma News