Fino a quando?

È la domanda più importante fra quelle che dovremo avere il coraggio di porci prima che sia troppo
tardi. Fino a quando continueremo a prenderci in giro , a mentire a noi stessi , a nascondere la testa
sotto la sabbia per non essere costretti ad ammettere come la forza , e soprattutto la forza militare ,
sia una componente indispensabile della sopravvivenza di ogni Paese? Fino a quando non si
dimostrerà indispensabile l’uso di quella forza di cui oggi quasi più non disponiamo? O fino a che
non ci ritroveremo a dover far fronte all’ultimo minuto, con provvedimenti inadeguati ed una classe
dirigente incapace di gestirli, alla grande ondata che da qualche direzione prima o poi si abbatterà
su una Unione Europea che assomiglia sempre più, nella sua incapacità di pensare in termini di
sicurezza e difesa – e quindi di sopravvivenza – all’Impero Romano della estrema decadenza? Ciò
che i nostri padri avevano accumulato, il patrimonio di prestigio, influenza e in sostanza di potere
che si allargava dai grandi centri degli imperi europei sino a coprire tutto il mondo lo abbiamo
ormai totalmente perso nell’arco brevissimo di un paio di generazioni. Ci restava sino a poco tempo
fa un ultimo appiglio in Africa ma adesso anche lì la Cina è divenuta il riferimento primo della
parte nera del Continente, mentre differenti fazioni competono a vario livello per signoreggiare nel
Mediterraneo arabo. I ” secoli bianchi “, quelli che hanno visto dal 1500 in poi l’Europa prevalere
su tutto il resto del mondo sembrano essere ormai terminati. C’è da chiedersi soltanto chi saranno i
nostri successori. Sino a poco tempo fa gli americani, complici i neocon, si ritenevano i
predesignati per il passaggio del testimone , con una visione della storia quasi messianica che ,
come spesso succede in casi del genere , finiva col coinvolgere anche Dio.
Ora è la Cina ad aspirare palesemente al soglio, muovendosi in una prospettiva che è sempre
strategica e quindi a lunga se non a lunghissima distanza, e mirando ad imporsi come il ” Paese
centrale “, quello “attorno a cui tutto ruota “, l’unico che “risulti assolutamente indispensabile “.
Sotto molti aspetti non si tratta d’altro che di una riedizione su scala planetaria della politica
tradizionale dell’Impero di Mezzo. Dovremo quindi attenderci “secoli dell’uomo giallo ” in cui
affogheremo in una melensa riedizione dell’armonia confuciana?
Messi da parte Stati Uniti e Cina che dire poi delle ambizioni, dei progetti e delle azioni di tutti
coloro che cercano di approfittare, muovendosi su differenti piani, della nostra palese debolezza? In
primo luogo le multinazionali ed i grandi complessi industriali internazionali cresciuti al punto tale
da essere quasi in condizione di cancellare il concetto wesfaliano – e come tale europeo al 100%
nella sua essenza – di un mondo basato sugli Stati. Un rischio grande, quello della loro esistenza
nella presente forma, contro cui bisognerà reagire con risolutezza estrema, provvedimenti drastici e
grande rapidità prima che sia troppo tardi.
Poi quella pletora di potenze di seconda linea che stanno cogliendo l’occasione del vuoto di potere
lasciato in alcune aree del mondo dal momentaneo ritiro statunitense e dalla eclissi Europea per
ridare fiato ad ambizioni per lungo tempo represse ma pur tuttavia ostinatamente sopravvissute . .
Il peggiore degli esempi di tutto ciò è quanto sta avvenendo in una sponda sud del Mediterraneo ove
si scontrano le aspirazioni russe alla corsa ai mari caldi , i fantasmi di una Turchia che risogna
Impero Ottomano e Sultano /Califfo , i sogni faraonici di un Egitto per molti altri versi in una crisi
che i successi in politica estera debbono far dimenticare , la speranza dell’Arabia Saudita di poter
godere domani di una influenza strategica pari a quella che essa già esercita in campo religioso , i
conati di una Fratellanza Islamica alla disperata ricerca di un territorio che possa divenire il nucleo
di partenza della sua sovranità……e ci si perdoni per i molti altri fattori che avremo certamente
dimenticato.
A tutto questo, vale a dire ad un quadro talmente complesso e soggetto ad una trasformazione tanto
rapida da rendere quasi impossibile prevederne movenze ed esiti, si aggiunge ora la tragedia afgana
che ha tra le altre cose drammaticamente evidenziato la mancanza di affidabilità dell’intero
Occidente ed in primo luogo degli Stati Uniti, potenza egemone nonché di quella Alleanza Atlantica
che essi hanno imprudentemente coinvolto nel disastro.
Un episodio che , al di là della fiducia da noi riposta in quel “legame transatlantico ” , fattasi negli
anni tanto indiscussa e cieca da divenire quasi una fede , porterà probabilmente prima o poi anche
noi europei ad interrogarci sul fatto che la “garanzia americana “relativa ai membri NATO rivesta o
meno un valore maggiore di quella data a suo tempo da Washington a Kabul……con tutte le
conseguenze che ne possono derivare nel caso che la risposta risulti pessimistica .