Per una “Dolce Spinta” verso una nuova Economia

201710.19
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A cura di Silvia Scandurra*
Socio Fondatore TAB –

L’assegnazione del Premio Nobel per l’Economia a Richard Thaler, uno dei padri dell’economia comportamentale, è la dimostrazione di un approccio certamente non conformista da parte dell’Accademia Svedese delle Scienze nella valutazione del contributo fornito dagli studi del Professore dell’Università di Chicago alla comprensione dei meccanismi psicologici che influenzano le scelte economiche e finanziarie dell’uomo contemporaneo.

“I contributi di Richard Thaler –  si legge nella motivazione dell’Accademia – hanno costruito un ponte tra le analisi economiche e psicologiche dei processi decisionali individuali. Le sue scoperte e indagini teoretiche sono stati strumenti per costruire una rapida e nuova espansione dell’economia comportamentale, che ha avuto un impatto profondo su molte aree della ricerca economica”.

Una scelta quindi nel segno della contaminazione scientifica e del superamento di schemi e paradigmi culturali dell’economia tradizionale, che è stata apprezzata da chi non teme di navigare nella società liquida alla ricerca di nuovi approdi cognitivi, ma accolta con scetticismo e non poche riserve dai puristi, difensori di una visione classica della scienza economica.

In effetti i criteri di osservazione e di analisi di tipo psicologico ed emozionale, introdotti da Thaler, risultano non contrapposti ma integrativi rispetto alla scienza economica convenzionale basata sul presupposto dell’assoluta razionalità degli agenti economici.

La ricerca prende l’avvio dalla teoria della razionalità limitata elaborata da un altro Premio Nobel, Herbert Alexander Simon, che aveva messo in discussione l’idea dell’homo economicus, improntata alla razionalità assoluta dei comportamenti umani, regolati esclusivamente dalle leggi dell’utile, del profitto e della domanda e dell’offerta.

Senza contestare alla radice questi principi, Thaler propone però di considerare l’agire economico dell’essere umano nel mondo reale, tenendo conto del fatto che l’individuo non ha piena consapevolezza della realtà nella quale si muove, non è dotato di una personalità impermeabile agli influssi esterni e le sue scelte o le sue decisioni non possono non tenere conto di fattori soggettivi interni di carattere psicologico e culturale o di fattori esterni di tipo etico e sociale.

Partendo da questi presupposti Thaler, attraverso una serie di esempi e sperimentazioni, riesce a dimostrare gli effetti sui comportamenti economici e finanziari della razionalità limitata, ma anche delle preferenze sociali e della mancanza di autocontrollo.  L’idea di possesso, ad esempio, condiziona fortemente la valutazione di un bene per cui l’attribuzione di valore aumenta notevolmente se dobbiamo privarci di qualcosa già in nostro possesso, rispetto a quello attribuito ad un bene o ad un oggetto da acquisire.  In particolare, è stato calcolato che il gradimento provocato dal ricevimento di una somma inaspettata è notevolmente inferiore al rammarico che si prova nel caso di perdita imprevista di una somma di pari valore già posseduta.

Altra caratteristica del comportamento economico degli individui è la cosiddetta “contabilità mentale” che induce a suddividere le previsioni di spesa e di risparmio in voci di bilancio separate, destinate all’abitazione o all’abbigliamento, alla salute o all’alimentazione, al conto corrente o ad altre forme di risparmio.  Questo si traduce da una parte nella semplificazione dei conteggi e dall’altra in una rigidità irrazionale nella gestione complessiva delle risorse. In pratica non vengono trasferite risorse da una voce all’altra anche quando sarebbe conveniente dal punto di vista economico e finanziario.

Significativo è anche il comportamento di chi segue generalmente una condotta di spesa ispirata alla prudenza, ma diventa propenso al rischio nel caso di scommesse di somme acquisite in vincite precedenti. Un comportamento questo che dipende dalla netta separazione delle somme vinte al gioco da quelle derivanti dalle normali fonti di reddito, anche se tale separazione non ha giustificazione economica razionale. A proposito di autocontrollo viene evidenziato come si determini spesso una sorta di conflitto fra la tendenza alla dissipazione senza limiti e quella alla pianificazione a lungo termine. E’ il caso di chi, con un atteggiamento psicologico irrazionale, si lascia andare ad un eccesso di spese voluttuarie nell’età giovanile, senza preoccuparsi delle difficoltà che potrebbe incontrare nella fase più avanzata della vita.

Ma Thaler non si limita alla pura e semplice osservazione dei comportamenti e alla individuazione delle apparenti anomalie. Anzi, proprio partendo dalla variegata casistica presa in esame, elabora il concetto di “Nudge” illustrato nel libro scritto con Cass Sunstain e pubblicato in Italia nel 2008 col titolo “Nudge. La spinta gentile.”  Si tratta di una ricerca che analizza “ogni aspetto nell’architettura delle scelte che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile, senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici. Per contare come un mero pungolo – spiega l’autore –  l’intervento dovrebbe essere facile e poco costoso da evitare. I pungoli non sono ordini. Mettere frutta al livello degli occhi conta come un nudge. Proibire il cibo spazzatura no”. La proposta della ”spinta gentile” si traduce dunque in una serie di procedure e di interventi a metà strada tra il condizionamento  psicologico, la suggestione economica e la disposizione normativa, che possono favorire comportamenti virtuosi e scelte utili per l’individuo e la collettività nel suo complesso.  L’approccio, come è spiegato dallo stesso Thaler, è quello del “paternalismo libertario” che suggerisce soluzioni capaci di migliorare la vita delle persone orientandone le scelte, ma senza limitare la loro libertà. Una formula che ha incontrato un notevole consenso nell’opinione pubblica e ha influenzato il modo di concepire politiche e provvedimenti anche da parte di governi, a cominciare dal Presidente degli Stati Uniti Barak Obama.

Del resto, secondo Thaler le autorità politiche dovrebbero sostenere con una “spinta gentile” i cittadini a trovare gli opportuni rimedi per porre riparo alle deviazioni comportamentali determinate dall’allontanamento da corretti criteri di razionalità economica. Nello specifico viene affrontato il problema della scarsa propensione al risparmio di larghi strati della popolazione e la sostanziale diserzione dal mercato azionario come conseguenza della naturale tendenza inconscia degli individui a restare ancorati ai “punti di riferimento” tradizionali, per conservare lo status quo ed evitare di mettere a rischio in qualunque modo la condizione acquisita.  In questo caso l’autorità di governo potrebbe stabilire, ad esempio, che i lavoratori siano iscritti automaticamente a determinati piani di investimento finanziario, prevedendo però che gli stessi lavoratori abbiano la possibilità di non aderire o di recedere dal piano in qualsiasi momento lo vogliano.

In questo modo verrebbe attuato quel “paternalismo libertario” che, sostiene Thaler, dovrebbe da una parte salvaguardare il principio inviolabile della libera decisione e dall’altra di incrementare il risparmio e la capitalizzazione di borsa per raggiungere i giusti livelli di equilibrio economico finanziario. Verrebbe così assicurata alla popolazione nel suo complesso una prospettiva di benessere a lungo termine che difficilmente sarebbe ipotizzabile senza la cosiddetta “spinta gentile”, rappresentata appunto dall’iscrizione automatica dei lavoratori ai fondi d’investimento.

Una ricetta questa senza dubbio suggestiva che ha anche trovato applicazione in diverse circostanze sia negli Stati Uniti e in Inghilterra, che in Europa e in Italia, anche se i risultati non sono sempre stati cosi soddisfacenti e all’altezza delle aspettative. Nulla di sconvolgente se si considera l’imprevedibilità e a volte la sorprendente bizzarria del mercato azionario, come nel caso citato da Thaler del titolo di un fondo denominato CUBA. Questo fondo, solo per il fatto di avere lo stesso nome dell’isola caraibica, fece registrare performance impensabili alla vigilia e subito dopo gli accordi il Presidente Obama e il governo castrista, anche se tale fondo non aveva alcun legame con la trattativa diplomatica e commerciale che doveva mettere fine a oltre mezzo secolo di sanzioni economiche e rottura di rapporti politici e commerciali.

Nessuna pretesa dunque di tenere sotto controllo i movimenti delle borse, anche se sarà questo probabilmente un ulteriore terreno di ricerca e di approfondimento. Il neo Premio Nobel non sembra voler rinunciare all’idea che un aumento dei flussi di reddito destinati al mercato azionario possa aumentare il benessere collettivo, né alla possibilità che il mercato finanziario riesca ad assegnare ai titoli un prezzo “giusto” per ripagare equamente i lavoratori diventati investitori a seguito della benevola “nudge” o, se si vuole, “spintarella gentile”.

Ma al di là delle possibili applicazioni pratiche delle teorie della economia comportamentale, forse il merito più importante da riconoscere a Richard Thaler è quello di essere riuscito a gettare un sasso nell’acqua stagnante della scienza economica convenzionale, mettendo in discussione gli schemi rigidi di una disciplina troppo ripiegata su se stessa e costringendo i sacerdoti dell’ortodossia a misurarsi con il metodo dell’interdisciplinarità, come unica via  per poter tentare di comprendere in tutte le sfaccettature i complessi fenomeni della postmodernità con cui siamo chiamati a misurarci noi e ancora di più le future generazioni