Fino a quando?

202109.08
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A cura di Giuseppe Cucchi                                                                                                                                                                              Presidente emerito TAB –

È la domanda più importante fra quelle che dovremo avere il coraggio di porci prima che sia troppo tardi. Fino a quando continueremo a prenderci in giro , a mentire a noi stessi , a nascondere la testa sotto la sabbia per non essere costretti ad ammettere come la forza , e soprattutto la forza militare , sia una componente indispensabile della sopravvivenza di ogni Paese? Fino a quando non si dimostrerà indispensabile l’uso di quella forza di cui oggi quasi più non disponiamo? O fino a che non ci ritroveremo a dover far fronte all’ultimo minuto, con provvedimenti inadeguati ed una classe dirigente incapace di gestirli, alla grande ondata che da qualche direzione prima o poi si abbatterà su una Unione Europea che assomiglia sempre più, nella sua incapacità di pensare in termini di sicurezza e difesa – e quindi di sopravvivenza – all’Impero Romano della estrema decadenza? Ciò che i nostri padri avevano accumulato, il patrimonio di prestigio, influenza e in sostanza di potere che si allargava dai grandi centri degli imperi europei sino a coprire tutto il mondo lo abbiamo ormai totalmente perso nell’arco brevissimo di un paio di generazioni. Ci restava sino a poco tempo fa un ultimo appiglio in Africa ma adesso anche lì la Cina è divenuta il riferimento primo della parte nera del Continente, mentre differenti fazioni competono a vario livello per signoreggiare nel Mediterraneo arabo. I ” secoli bianchi “, quelli che hanno visto dal 1500 in poi l’Europa prevalere su tutto il resto del mondo sembrano essere ormai terminati. C’è da chiedersi soltanto chi saranno i nostri successori. Sino a poco tempo fa gli americani, complici i neocon,  si ritenevano i predesignati per il passaggio del testimone , con una visione della storia quasi messianica che , come spesso succede in casi del genere , finiva col coinvolgere anche Dio.

Ora è la Cina ad aspirare palesemente al soglio, muovendosi in una prospettiva che è sempre strategica e quindi a lunga se non a lunghissima distanza, e mirando ad imporsi come il ” Paese centrale “, quello “attorno a cui tutto ruota “, l’unico che “risulti assolutamente indispensabile “.

Sotto molti aspetti non si tratta d’altro che di una riedizione su scala planetaria della politica tradizionale dell’Impero di Mezzo. Dovremo quindi attenderci “secoli dell’uomo giallo ” in cui affogheremo in una melensa riedizione dell’armonia confuciana?

Messi da parte Stati Uniti e Cina che dire poi delle ambizioni, dei progetti e delle azioni di tutti coloro che cercano di approfittare, muovendosi su differenti piani, della nostra palese debolezza? In primo luogo le multinazionali ed i grandi complessi industriali internazionali cresciuti al punto tale da essere quasi in condizione di cancellare il concetto wesfaliano – e come tale europeo al 100% nella sua essenza – di un mondo basato sugli Stati. Un rischio grande, quello della loro esistenza nella presente forma, contro cui bisognerà reagire con risolutezza estrema, provvedimenti drastici e grande rapidità prima che sia troppo tardi.

Poi quella pletora di potenze di seconda linea che stanno cogliendo l’occasione del vuoto di potere lasciato in alcune aree del mondo dal momentaneo ritiro statunitense e dalla eclissi Europea  per ridare fiato ad ambizioni per lungo tempo represse ma pur tuttavia ostinatamente sopravvissute . .

Il peggiore degli esempi di tutto ciò è quanto sta avvenendo in una sponda sud del Mediterraneo ove si scontrano le aspirazioni russe alla corsa ai mari caldi , i fantasmi di una Turchia che risogna Impero Ottomano e Sultano /Califfo , i sogni faraonici di un Egitto per molti altri versi in una crisi che i successi in politica estera debbono far dimenticare , la speranza dell’Arabia Saudita di poter godere domani di una influenza strategica pari a quella che essa già esercita in campo religioso , i conati di una Fratellanza Islamica alla disperata ricerca di un territorio che possa divenire il nucleo di partenza della sua sovranità……e ci si perdoni per i molti altri fattori che avremo certamente dimenticato.

A tutto questo, vale a dire ad un quadro talmente complesso e soggetto ad una trasformazione tanto rapida da rendere quasi impossibile prevederne movenze ed esiti, si aggiunge ora la tragedia afgana che ha tra le altre cose drammaticamente evidenziato la mancanza di affidabilità dell’intero Occidente ed in primo luogo degli Stati Uniti, potenza egemone nonché di quella Alleanza Atlantica che essi hanno imprudentemente coinvolto nel disastro.

Un episodio che , al di là della fiducia da noi riposta in quel “legame transatlantico ” , fattasi negli anni tanto indiscussa e cieca da divenire quasi una fede , porterà probabilmente prima o poi anche noi europei ad interrogarci sul fatto che la “garanzia americana “relativa ai membri NATO rivesta o meno un valore maggiore di quella data a suo tempo da Washington a Kabul……con tutte le conseguenze che ne possono derivare nel caso che la risposta risulti pessimistica .