La Violenza negli USA e il ruolo della Storia

202011.23
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A cura di Clementina Carta*
Ricercatrice TAB / Desk Russia –

Le violenze razziali negli USA da parte della polizia hanno scatenato una serie di proteste, sfociate in un movimento iconoclasta che ha visto come bersagli preferiti vari fautori della storia occidentale, da Colombo a Churchill.

L’ esasperazione della popolazione di colore negli Stati Uniti non solo è comprensibile, ma istintivamente sostenibile. Statue degli eroi della Confederazione vengono smantellate per non glorificare chi in passato ha sostenuto la schiavitù.

In una società ultra globalizzata era prevedibile che tale movimento di protesta si trasferisse anche in Europa, ma con un messaggio distorto, effetto standard del passaparola.

Alla luce degli ultimi avvenimenti non si può che chiederci: questa tabula rasa storica, non è forse una pulizia di una coscienza individuale?

Veniamo portati a disprezzare il nostro passato per riflesso al disprezzo che proviamo verso noi stessi in ambiti meno collettivi e più privati?

Quali sarebbero le conseguenze del revisionismo storico?

Quali errori stiamo commettendo dimenticando il passato?

E soprattutto, quante cose del passato omettiamo per odierna comodità?

Oggigiorno il revisionismo è usato con una certa frequenza da tutte le fazioni politiche a scopo di campagna elettorale e per accaparrarsi i voti delle fasce della popolazione meno istruite, che tendono al voto di pancia ed istintivo più che di testa e ponderato.

In Texas, ad esempio, nessun libro di storia adopera la parola: “schiavitù” e si continua a reiterare agli alunni che gli afroamericani siano in verità emigrati. Cosa assolutamente errata dato che molti membri della comunità afroamericana si trova sul suolo statunitense da ben prima di numerosissimi bianchi.

Dall’altro lato però, il movimento BLM, definito da molte star afroamericane: “una moda per i giovani liberali americani bianchi”, che di fatto, come prevedibile, due mesi dopo ha dimenticato per cosa e per chi lottava, chissà colpevole di questa dimenticanza anche la crisi del Covid-19, è stata una scusa per saccheggiare e vandalizzare statue e negozi nel paese.

In tutti gli Stati Uniti un’ondata iconoclasta sta togliendo dalle piazze e dalle vie le Statue di Cristoforo Colombo e dei Re Cattolici, rei di aver causato tramite la Conquista, un genocidio e la sottomissione razziale di un popolo massacrato dall’invasore bianco.

Ma, chissà, in pochi si chiedono come sarebbe stato il mondo se Colombo non avesse sbagliato rotta. O come avremmo reagito noi di fronte a una popolazione che agli occhi di un europeo di fine 400 poteva apparire più come un alieno che come un suo simile, e così come il bianco in calzoni di velluto bordeaux poteva più avere le sembianze di un demone che di un umano per un Inca.

Come si può guardare al passato con lo sguardo di oggi?

E soprattutto, senza gli errori in cui siamo incappati nei secoli scorsi, dovuti in parte ad un’ingenuità e ad un’ignoranza civica e culturale, non avremmo mai potuto arrivare alle vette dei diritti umani che vantiamo oggi. Si dice che sbagliando s’impara, ma se cancelliamo gli errori commessi in passato,

non solo dimentichiamo dei progressi ottenuti e di come gli abbiamo ottenuti, ma si rischia, col tempo, di cascarci di nuovo.

E, data questa Tabula Rasa rumorosa e volgare, si può affermare che vi è un rischio di ricadere in falli gravi.

In quanti sanno che nel 1530, per decreto reale emesso dal re Ferdinando e la regina Isabella, gli indigeni del Nuovo Mondo possedevano eguali diritti dei cittadini spagnoli?

E che nel 1570 nella maggior parte dei possedimenti in America non vi erano più schiavi indiani?

Nessuno nega i massacri che i conquistadores hanno messo in atto, ma nella storia vi è del bene come del male e chissà, alle volte, è più comodo guardare al bicchiere mezzo vuoto.

Sulla bandiera spagnola, incise sui drappi che avviluppano le colonne d’Ercole, vi è la scritta “Plus Ultra”, Andare Oltre.

Dove saremmo adesso se non si fosse preso questo rischio, a costo, certo, di vite umane?

Si può cancellare il sentimento più umano che ci sia: la curiosità e la scoperta?

Abbattere questi monumenti non cambierà la storia. I fantasmi degli stermini continueranno ad infestare queste terre anche se i fautori di tutto ciò verranno dimenticati.

L’oblio però, cambierà la coscienza collettiva e ciò potrebbe portare a conseguenze gravi, dovute alla bestia nera dell’umanità: l’ignoranza.

Imbrattare la statua di Churchill non è un gesto contro l’imperialismo coloniale, è un gesto che denota una profonda lacuna storica assai drammatica, dato che questi paladini dei diritti civili evidentemente ignorano a chi devono in parte la loro libertà.

La storia è il riflesso del dualismo dell’uomo, del suo manicheismo, intriso di bene e di male. Non ci sono buoni o cattivi al mondo, ogni paese, ogni civiltà, persino quelle che oggi noi definiamo oppresse, sono colpevoli di crimini e hanno le mani sporche di sangue. Ma non per questo le nuove generazioni devono coprirsi di vergogna e fustigarsi con un mea culpa che ha un che di ridicolo.

Il filosofo rumeno Emil Cioran nell’opera “La Tentazione di Esistere” affermava:

“Noi misuriamo il valore dell’individuo dal numero dei suoi disaccordi con le cose, dalla sua incapacità di essere indifferente; del suo rifiuto di tendere verso l’oggetto.”

Il disaccordo verso il sistema e la tradizione, storica come culturale, decora il moderno cavaliere.

Oggi, anche tramite i social network, vi è una sorta di santificazione del sedizioso, il manifestante per sport, per esibizionismo, e non per vero sentimento di giustizia.

Il vandalismo viene tollerato perché “engagé”, e dietro l’engagé vi è un simbolo di giovane che rovescia il vecchio. Ma senza il vecchio il giovane non esisterebbe. E ciò vale per il singolo come per la collettività.

Citando il politologo George Friedman, figlio di ungheresi sopravvissuti all’Olocausto:

“Ciò che imparai durante quel periodo è che la storia consiste di persone che fanno ciò che devono in certe circostanze. Non sono loro a fare la storia. È la storia a fare loro.”