Libia. Il Costo dell’Inerzia.

202007.13
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A cura di Giuseppe Cucchi
Presidente Emerito TAB

eroi italiani | L'ITALIA COLONIALE

Siamo colpevoli di quanto sta succedendo attualmente in Libia ?

Del caos insanguinato in cui è caduto il paese dopo la tragica conclusione del pesante regime del Colonnello Gheddafi, che pure aveva avuto il merito di riuscire a mantenere unito per parecchi decenni un paese in cui altrimenti le numerose divisioni avrebbero indubbiamente prevalso sul sottile filo unitario che l’Italia aveva tessuto in epoca coloniale?

Siamo responsabili di questi lunghi anni di guerra civile che hanno fatto seguito alla rivoluzione , armato tutti contro tutti , distrutto le gerarchie tradizionali per lasciare spazio soltanto alla forza ed alla violenza , progressivamente diviso in due il paese aprendone tra l’altro le porte ad influenze straniere destinate a divenire di giorno in giorno sempre più ingombranti?

È a noi che va, o almeno che andrebbe, imputata la situazione attuale, caratterizzata dal rischio pendente ed immanente dello scoppio di una vera e propria guerra al centro del Mediterraneo?

Siamo noi stessi che dobbiamo ringraziare se ci ritroviamo ora con la Fratellanza Islamica –  un vicino difficile , pericoloso e contagioso, almeno per la componente musulmana della nostra popolazione – installata a Tripoli , tra l’altro saldamente sostenuta dalle baionette turche , dai soldi qatarini e da alcune migliaia di tagliagole siriani , affiliati in qualche maniera ad al Qaida , che il Presidente Erdogan tenta di gabellarci come valorosi ed idealistici combattenti ?

E a chi dovremo chiedere conto , se non ai nostri governi degli anni più recenti , di una rinnovata presenza russa su quella sponda sud del Mare un tempo Nostrum che Mosca aveva dovuto lasciare dopo che l’Egitto di Sadat la aveva cacciata dai suoi porti alla fine degli ormai lontani anni sessanta del secolo scorso ?

O del pericolo che l’ENI perda definitivamente il controllo di quella produzione libica di idrocarburi che ancora copre , anche in questo periodo di offerta abbondante , una parte tuttora rilevante del nostro fabbisogno nazionale di energia ?

O del rischio che le filiere della immigrazione clandestina da sud , che l’opera da pazienti tessitori del Ministro Minniti e dei nostri Servizi era riuscita a contenere , si riaprano improvvisamente riversandoci addosso una valanga biblica di disperati?

In teoria , ma soltanto in teoria e solo come risultato di una valutazione superficiale , la risposta a tutte queste domande dovrebbe essere una risposta negativa .

In realtà infatti – almeno secondo la versione ufficiale – noi non abbiamo fatto nulla perché tutto quello che è successo succedesse .
La fine di Gheddafi è stata infatti decisa congiuntamente dai francesi e dagli inglesi , favorita dagli americani , interinata dalla NATO .
La divisione del paese in due diverse obbedienze centrate una sulla Cirenaica , l’altra sulla Tripolitania , è avvenuta in seguito per il riaffiorare di una divisione storica che cento anni di unità del paese non erano mai riusciti a cancellare completamente .
La proliferazione di decine , forse centinaia , di milizie di ogni tipo è stata poi il frutto di una struttura ancora tribale della società libica , rimasta sostanzialmente beduina.

I progressivi interventi di Stati islamici nell’area si inseriscono ,  in tale ottica , nella lotta in corso senza esclusione di colpi per assumere la leadership del campo musulmano sunnita , uno scontro che coinvolge in maniera sempre più dura tre campi che fanno riferimento rispettivamente a Turchia , Arabia Saudita ed Egitto .

La Russia e’ lì con i suoi contractors perché vuole acquisire benemerenze che le consentano domani di disporre di basi aeronavali nei mari caldi .

La Francia c’è perché desidera che il petrolio dell’ENI passi a TOTAL , e perché ancora dispone di una visione strategica che le consente di comprendere come il Sud libico sia troppo vicino a quel Sahel che in questo momento è la prima preoccupazione di Parigi in Africa……

E via di questo passo , in una litania che dimostrerebbe , almeno in teoria , la nostra totale estraneità a quanto sta accadendo .
Come ciliegina sulla torta , allorché si tratta di giustificarci , noi ricordiamo infine due punti che citiamo sempre come molto importanti .
Il primo consiste nel fatto che ci siamo sempre attenuti alle decisioni delle Nazioni Unite , muovendoci poi di conseguenza . Il fatto che l’ONU sia da tempo al minimo della propria credibilità storica e rimanga troppo disponibile a sostenere le manovre dei figli prediletti – vedasi a riguardo la nomina a suo tempo quale rappresentante del Palazzo di Vetro a Tripoli di un libanese di educazione francese e professore alla Sorbona – non sembra in tale quadro essere stato nemmeno registrato dalla Farnesina .

Il secondo si concretizza nel sostenere che avremmo fatto tutto il possibile per svolgere quel ruolo di paese di riferimento privilegiato che avevamo preteso in ogni possibile sede e che , almeno all’inizio della vicenda , ci era stato autorevolmente riconosciuto . Quello che non sottolineiamo è come nella pratica ciò si sia tradotto unicamente in una serie di sterili iniziative diplomatiche in cui ogni volta coinvolgevamo anche qualche altro grande paese dell’Occidente tanto malaccorto da essere disposto a starci a sentire .
In realtà in Libia abbiamo peccato , e peccato pesantemente , di quel grande peccato che va sotto il nome di “peccato di omissione” .
Cosa molto grave perché la natura di quel tipo di mancanza lo rende peccato sfuggente , difficile da dimostrare e quindi agevole da confutare , rifiutando la responsabilità delle sue conseguenze .

Fin dall’inizio della vicenda libica sono stati infatti ben chiari due punti .

Il primo era come il paese fosse inevitabilmente destinato a scivolare progressivamente verso quel caos sanguinoso che in seguito lo ha poi caratterizzato se non ci fosse stata una mano forte ad aiutarlo , puntando su un piano di intervento che si curasse in primo luogo di stabilire un clima di sicurezza , poi di intervenire per rimettere in piedi uno Stato che la rivoluzione aveva completamente distrutto .
Era inoltre chiaro anche come per procedere alla ricostruzione occorresse fin dall’inizio poter disporre di una presenza militare e di polizia internazionale che provvedesse non soltanto al disarmo di tutte le parti ma altresì a far nascere e crescere quel braccio armato del nuovo Stato che avrebbe potuto un giorno prendere il posto dei contingenti stranieri .
Malgrado le nostre pretese di guidare l’azione nei riguardi della Libia , l’Italia non ha però mai realmente effettuato una mossa pratica in queste direzioni.

In nessuna sede multilaterale abbiamo così mai chiesto la creazione di una forza multinazionale destinata ad operare per il Nation Building in Libia . Parimenti non è mai stato prospettato  su  nostra iniziativa il varo di un pacchetto di aiuti che si configurasse come un vero e proprio Piano Marshall per i nostri dirimpettai d’oltremare .

Siamo così arrivati alla situazione attuale , in cui Roma è praticamente tagliata fuori dal gioco e l’ENI deve contare soltanto su se stessa per mantenere le proprie posizioni ….come del resto fa molto bene già da parecchio tempo!
Ci sono colpe in tutto questo ?

Di sicuro c’è l’assoluta incapacità della nostra politica di ragionare altro che in termini di politica nazionale e ridotti tempi elettorali , dimenticando del tutto come le vere grandi partite si giochino in realtà sulla scena internazionale e sui tempi lunghi .
Poi c’è una incapacità , che il trascorrere del tempo ha reso assoluta , da parte del nostro Paese di comprendere dopo settantacinque anni di pace come in alcune occasioni la forza militare sia ancora indispensabile per giocare un ruolo in scacchieri agitati che hanno avuto un destino ed una evoluzione ben diversi dai nostri .

Infine vi è la necessità di imparare di nuovo come allorché si lascia un vuoto di potere in una area strategicamente importante , e si trascorrono poi alcuni anni nella più assoluta inazione , non ci si possa in seguito lamentare se in quel luogo si crea il turbine delle nuove forze che vogliono ritagliarsi una fetta di quanto appare come disponibile per chiunque sappia approfittare della occasione!