Putin VS Covid-19

202004.07
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A cura di Clementina Carta*
Ricercatrice TAB / Desk Russia –


I cambiamenti in Russia che preparavano ad una nuova “Era Putin” sono iniziati a Gennaio 2020, quando il fedele Medvedev venne sostituito con Mikhail Mishustin alla carica di primo ministro, un tecnocrate che per dieci anni è stato a capo dell’Agenzia Federale delle entrate.

Mishustin, in precedenza privo di ambizioni politiche, si è distinto per essere riuscito, tramite la totale digitalizzazione del sistema, a portare il fisco russo alla sua massima efficienza.

Questo cambio di guardia ha destato sospetti nell’élite politica estera, che, come quella interna, s’interroga sul futuro del Cremlino e del paese.

L’ombra macroscopica di Putin ha oscurato la lista dei possibili candidati semi competenti dietro il seguente quesito: “Chi riuscirebbe a tener su una potenza regionale in espansione?”

La transizione da potenza regionale a potenza globale per la Russia è l’obiettivo principale della presidenza Putin, che non può permettersi che venga sospesa o interrotta da un cambio al potere, o da un virus.

L’idea di un prolungamento di ciò che alcuni definiscono “Putinismo” si manifestava da tempo in Patria come all’estero, e la dichiarazione da parte del presidente di voler cambiare la legge costituzionale per ricandidarsi nel 2024 e rimanere al potere sino al 2036 non ha colto nessuno impreparato, seppur ha destato profondi malumori in un gran numero di cittadini russi, che non si aspettavano una manovra politica a dir poco grottesca.

Un cittadino X ha dichiarato: “Di certo non avrei pensato ad un cambio di colore nel governo, immaginavo avrebbe messo alla testa del paese uno dei suoi, non credevo sarebbe arrivato a tanto. Non gliene importa più nulla di dare alla Russia, seppur di facciata, un’immagine più o meno democratica.”

La legge che cambiava la costituzione russa è stata votato il 16 marzo insieme all’emendamento proposto dall’ex cosmonauta, e prima donna nello spazio, Valentina Tereshkova, fedelissima a Putin.

L’emendamento prevede un azzeramento dei mandati del presidente, in modo tale da permettergli di ricandidarsi, cosa che la legge costituzionale precedente non permetteva di fare.

Una mossa dalla quale trapela il tipico “fai da te” dei regimi autocratici, per quanto però, per regalare a questa manovra un tocco democratico, la nuova legge costituzionale verrà sottoposta a voto referendario il 22 aprile.

Secondo un sondaggio svolto dell’istituto del marketing commerciale (Insomar), il 57% dei russi rivoterebbe Putin nel 2024, mentre il 33%, numero piuttosto elevato per lo standard russo, ha affermato che non lo rivoterebbe.

Per il referendum, chissà, si verrà colti da un colpo di scena come fu per l’annessione della Crimea con quasi una totalità dei voti a favore.


In quest’atmosfera di mutazioni si somma la catastrofe epidemiologica che sta mettendo Oriente e Occidente in ginocchio: Il Coronavirus.

Le informazioni proveniente dalla Russia sui provvedimenti del governo e sui numeri dei contagiati sono poco chiare, occultate dalle notizie riguardanti gli aiuti materiali e umani inviati in Italia e in Spagna per affrontare la crisi.


Un dato che lascia perplessi è il numero relativamente basso di ammalati di Covid-19 che la Russia dichiara di avere avuto sino ad oggi. Il che è assai improbabile data la frontiera quasi inesistente con la Cina, soprattutto a seguito degli accordi precedenti lo scoppio dell’epidemia che hanno contribuito alla crescita del numero di lavoratori a basso costo in Siberia, mentre le grandi città russe come Mosca, San Pietroburgo e Novosibirsk, ospitano migliaia d’imprenditori e studenti cinesi.


A gennaio e a febbraio, in Russia, alle prime vittime del Covid-19 è stata diagnosticata una “polmonite anomala”, mentre le notizie ai telegiornali mostravano un Occidente flagellato da una pandemia inaspettata, mettendo in evidenza la fragilità dei sistemi democratici di fronte ad un disastro simile.

Nonostante il governo russo non avesse ancora preso provvedimenti adeguati, gli allarmismi hanno iniziato a farsi sentire, spaventati dalla quantità di decessi nelle vicine Cina e Corea e nell’amatissima Italia.

Numerosi cittadini russi si sono sbizzarriti in rete, dando libero sfogo ai propri timori e frustrazioni tramite commenti sarcastici riguardanti il silenzio della classe politica e della sanità del paese. L’indice di gradimento di Putin, di per sé nelle grandi città non dei più alti, è calato ancora a Mosca e a Pietroburgo, dove solo pochi giorni fa le autorità hanno limitato gli assembramenti a un numero non superiore a 5000 persone, cosa assai ridicola.

Molte persone, quelle che avevano la possibilità di lavorare da casa, hanno scelto di mettersi in quarantena da soli.


I pub, i centri commerciali e i locali notturni non sono gli unici poli di contagio; le chiese russe, frequentate in gran numero da persone di una certa età, e dove il rito ortodosso prevede che i fedeli bacino l’Icona, dovrebbero, per sicurezza, venire momentaneamente chiuse.

È pressoché impensabile in Russia, per motivi anche storici, chiudere le chiese senza destare forti malumori.

Il presidente Putin, ostentamente religioso e il cui potere è sostenuto dal clero russo, non può permettersi un sollevamento dei fedeli per la chiusura dei luoghi di culto, in particolar modo a ridosso della Pasqua ortodossa, la festività più importante del calendario russo, dove, oltre a baciare l’Icona, i fedeli si baciano sulle guance tre volte.

Inutile sottolineare quale epicentro di contagio sono in questo momento le Chiese in Russia, e di come la base della società famigliare sia pericolosamente esposta: i nonni.


Il nonno in Russia è idolatrato in quanto eroe di guerra, mentre la nonna viene vista come la guardiana della famiglia. I nuclei famigliari sono sostenuti dalla “babushka”, la quale si occupa della casa, dei nipotini e della cucina quando i figli sono a lavoro. Come anche in Italia, ciò è la conseguenza di uno Stato sociale inesistente.

Non si tollererà che i nonni, pilastri della famiglia russa, vengano contagiati diventando vittime non solo del virus, ma anche dell’inefficiente e obsoleto sistema sanitario presente in Russia.

Con i medici e i materiali mandati all’estero, in Patria sono rimasti una categoria di servizio ospedaliero che si potrebbe definire di “serie b”, ovvero coloro che lavorano nelle “Poliklinika”, l’equivalente dell’ASL in Italia. Questi, di solito, non godono di una reputazione professionale di alto livello in quanto figli dell’emigrazione Centro Asiatica o della Siberia Orientale. La medicina che praticano è desueta e i metodi lasciano spesso a desiderare, inoltre, spesso, peccano di grossolanità nei confronti dei pazienti, soprattutto se anziani. Molteplici episodi sono stati riportati sui social network e dalla stessa stampa russa di medici incompetenti che lavoravano addirittura in stato di ebrezza.

Ovviamente la Russia vanta un eccellente staff medico e sanitario nelle cliniche private, tra le più efficienti di Europa, ma l’accesso a tale settore, come si sa, è limitato ad un numero assai ristretto di persone.

Il Covid-19 si presenta come una sfida titanica per il presidente Putin, che, chissà, saprà raggirare la catastrofe a suo favore.

La Cina, di cui tutti aspettavamo il crollo, o per lo meno un forte indebolimento della dittatura comunista, ne è uscita più forte e coesa che mai, così come l’immagine del presidente Xi Jinping, grande alleato di Putin.


A far fronte a disastri simili, i sistemi totalitari, solitamente, ne escono rapidamente e rinforzati, in quanto i mezzi per sormontarli sono più accessibili.

In primis, l’assenza di un’opposizione reale, il controllo dei mass media e di conseguenza, il possesso della totale legittimità di ridurre le libertà dei cittadini per un livello maggiore di sicurezza, argomento sul quale i regimi autoritari fanno solitamente leva.


Un altro punto a favore per Putin, regalatogli dal caos globale attuale, è la scacchiera geopolitica semilibera, che gli permetterà di potersi muovere quasi inosservato, in modo tale da riempire i buchi dell’Agenda Internazionale e mandare avanti il progetto di trasformare la Russia in una potenza globale.

Qualche mese fa, per rinforzare la propria area geografica, Putin aveva proposto alla vicina e sorella Bielorussia di annettersi al territorio della Federazione, offendendo però il leader supremo Aleksandr Lukashenko, che ha rifiutato la proposta di diarchia.

Spostare l’obiettivo sulla politica estera ha un fine preciso nei sistemi ibridi, mettere in ombra le scomode realtà all’interno di un paese dove le libertà dei cittadini sono assai limitate e le cui vite dipendono ancor di più dalle scelte che le autorità prendono al posto loro, in quando “guide del popolo”, trattato come un bambino incapace.

La visione che si avrà all’estero della gestione del Covid-19 in Russia probabilmente non combacerà con la verità, dato che il vuoto internazionale creatogli intorno da Occidente a seguito delle sanzioni, sarà un lascia passare per una totale gestione autonoma di una tragedia che riguarda il mondo intero.

Non c’è alcun dubbio che una catastrofe simile, causa d’insicurezze, paure e timori legittimerà ulteriormente la presenza sine die del “Salvatore della Patria”, la cui permanenza alla presidenza salva anche dallo smascheramento ufficiale di scandali finanziari e di tangenti che da anni infestano il retroscena della politica russa.