Primum vivere…..

202004.07
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A cura di Giuseppe Cucchi
Presidente Emerito TAB –

“Primum vivere , deinde philosophare ….” ( con una libera traduzione : “Preoccuparsi innanzitutto di vivere , e solo in seguito si potrà filosofare …”) . Una antica massima aurea che in questi tempi di coronavirus sembra avere riacquistata tutta la sua attualità.

L’andamento della epidemia ed il conseguente sforzo per combatterla focalizzano infatti da parecchio tutta la nostra attenzione, senza che ci resti ne’ il tempo, ne’ l’energia, e forse neanche la voglia!, per occuparci ulteriormente di tutto quello che sta succedendo nel mondo. Però , malgrado il fatto che noi si viva chiusi in una animazione sospesa in cui la componente temporale e quella spaziale sembrano aver perso gran parte del significato e della importanza che avevano in precedenza, “la’ fuori ” il mondo continua ad andare avanti, a mutare con un ritmo forse addirittura superiore a quanto avveniva prima dello diffusione del coronavirus.

Nel clima di tensione da esso creato i contrasti anzi si esaltano , anziché attenuarsi , mentre i protagonisti della scena internazionale non perdono occasione per beccarsi fra loro ogni qual volta se ne presenti l’opportunità. In questo clima sta progressivamente attenuandosi ed appare come probabilmente destinata a sparire quella distinzione fra rivali, indifferenti, amici ed alleati che era considerata da più di settanta anni uno dei cardini fondanti del nostro orizzonte strategico.

Si tratta di un fatto di cui costituisce un buon esempio la più recente riunione del G7 , conclusasi senza un comunicato finale comune poiché nessuno degli altri sei membri ha voluto sottoscrivere un documento in cui il Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, pretendeva che il coronavirus fosse definito come “il morbo di Wuhan “, un termine che avrebbe chiaramente imputato alla Cina una precisa responsabilità per la nascita e la diffusione del morbo. Analogamente nel teatro libico continua senza rallentamenti quella “proxy war” per la conquista di Tripoli che sta veramente ponendo a dura prova la tenuta ed i nervi di una NATO ufficialmente estranea al conflitto ma in cui molti dei membri si sentono posti di fronte alla lacerante alternativa di sostenere una Turchia di cui non condividono né politica né locali alleanze  oppure una Russia un tempo avversaria e rivale ma attualmente portatrice in parecchi settori di interessi coincidenti con quelli di parte dell’Europa. Comunque  anche se noi Occidentali continuiamo a restare concentrati nel limitato orizzonte di quei nostri confini nazionali che sembravano pressoché completamente dimenticati per poi riemergere con terribile rapidità e forza inarrestabile all’arrivo del morbo , altri protagonisti della scena internazionale stanno dimostrando in questo periodo di avere conservato una ammirevole capacità di pensare al “dopo”.

È il caso della Cina e della sua politica di aiuti sanitari che contrasta in modo palese con la chiusura degli Stati Uniti , non priva di punte d’astio nei riguardi di tutto il resto del mondo , e che non mancherà certo a media scadenza di dare i suoi frutti . Su una analoga linea si sta muovendo poi anche la Russia di Putin , un leader che ha di recente confermato la sua grande abilità di manovra e lo ha fatto in due modi .

Sul piano personale, utilizzando le particolari condizioni del tempo di crisi per far passare senza opposizione le disposizioni che gli consentiranno di rimanere alla guida della Russia sino a quando ne avrà voglia . Su quello internazionale poi corteggiando , anche egli attraverso gli strumenti della solidarietà sanitaria , i paesi NATO con cui più stretti erano già i suoi rapporti . Se questo trend dovesse continuare c’è veramente da chiedersi come sarà il mondo che uscirà dalla crisi , un mondo in cui il concetto del “rapporto bilaterale Europa -USA e della solidarietà transatlantica ” sta progressivamente attenuandosi.

A volte in ogni caso non sono i leader ma i paesi interi a trarre le conseguenze del cambiamento ed a cercare di vederlo come una opportunità più che come un rischio , cogliendo le inaspettate occasioni che esso ti offre. Il caso più lampante è il modo in cui Israele sta vivendo in questo periodo la probabile fine della lunga e per molti versi fruttuosa epoca della leadership del Primo Ministro Netanyahu . Bisogna infatti ammettere , anche se non si condivide la sua linea politica , come negli anni in cui è stato al potere “Re Bibi” sia riuscito a far compiere al proprio Paese decisivi passi avanti nella definizione della cosiddetta questione palestinese nonché , di riflesso , anche del rapporto arabo israeliano . Nel decennio di Netanyahu Israele è infatti riuscito a rendere irreversibile la sua politica di colonizzazione della Cisgiordania , riducendo così a mera inattuabile teoria la prospettiva di un reale stato palestinese . Inoltre lo spostamento della capitale a Gerusalemme ha incassato qualche riconoscimento , fra cui quello , importantissimo,  degli Stati Uniti . Infine la permanente tensione con l’Iran e con l’Islam sciita gli ha consentito , unitamente ad altri fattori, di incassare l’amicizia delle potenze regionali sunnite , vale a dire la Turchia , l’Egitto e l’Arabia Saudita.

Rimangono , è vero , le minacce che possono venire da Teheran , dalla Siria , da Gaza e dagli Hezbollah ma rispetto a quanto poteva succedere nel passato , e considerato il vantaggio tecnologico israeliano , si tratta di punture di spillo . Un bell’elenco di successi se non fosse per il fatto che in questo mondo che sta mutando il “gendarme cattivo ” Nethanyau non appare certamente come la persona più adatta a gestire un futuro diverso dal passato , ed in cui il maggiore dei problemi sarà per Israele quello di integrare senza scosse quella parte dei palestinesi che sarà disposta ad accettare il baratto ” pace contro benessere ” .

Un segnale di come ciò dovrà avvenire ci viene dalla coalizione che in questo momento sta appoggiando il rivale di Nethanyau , Ganz, nel suo tentativo di formare un nuovo governo . Vi aderiscono infatti non soltanto gli arabi residenti , che per la prima volta – un segnale estremamente indicativo ! – hanno accettato di ricoprire un ruolo attivo nella politica israeliana , ma anche gli estremisti di Liebermann, per buona parte di origine russa , cosa che potrebbe forse indicare una possibilità di legami più stretti fra Israele e Mosca in un prossimo futuro . Spinto da tutto ciò , e da una sensibilità collettiva che ha afferrato , anche se per il momento soltanto istintivamente , quale sia  il senso dell’ondata ,  Nethanyau , “gendarme cattivo ” , sta lasciando il posto a Ganz , “gendarme buono “.

Per quello che ci interessa , noi in ogni caso dovremo tener conto di come il mondo che ci troveremo a dover affrontare nell’area medio orientale dopo la fine del coronavirus sarà ben diverso da quello cui eravamo abituati. Viene così da chiedersi se non sia il caso , anche in questi momenti di lotta accanita contro il morbo , di tentare di mantenere intatta perlomeno la nostra capacità di analisi e progettazione a 360 gradi . Se non altro perché unicamente una spiccata abilità nel muoverci fra gli scogli del poi potrà fornirci la possibilità di un tentativo di ricostruzione industriale ed economico che sia  rapido e coronato da successo.

Vi è poi infine da interrogarsi anche su temi più delicati, considerato come lo sconvolgimento in corso sia forse una occasione unica per tentare una ricostruzione integrale del Bel Paese troppe volte rimandata….ma questo è un discorso più lungo e più difficile che forse sarà meglio affrontare in altra sede.