Nuova presidente e nuova Commissione

201907.24
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A cura di Guido Long
Ricercatore TAB

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TAB Associazione era presente alla Dichiarazione della candidata alla carica di Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nella plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo, martedì 16 luglio.

Dopo la votazione avvenuta in serata la sua candidatura, proposta dal Consiglio europeo, è stata approvata con 383 voti favorevoli, nove in più dei 374 necessari.

Nel suo discorso, l’ex ministra della difesa tedesca (già nella giornata di lunedì aveva annunciato le sue dimissioni dalla carica, indipendentemente dal risultato del voto) ha trattato vari temi.

L’annuncio probabilmente più altisonante è stato quello di un piano verde, che presenterà nei primi 100 giorni della sua presidenza della Commissione, con l’obiettivo della totale neutralità climatica nel 2050 e la riduzione del 50 (“o anche 55”) per cento delle emissioni entro il 2030. Altre misure relative all’ambiente sono la trasformazione di parte della Banca Europea per gli Investimenti in Banca per il Clima, e l’imposizione di tasse sulle emissioni di CO2 (“le emissioni devono avere un prezzo che cambia il nostro comportamento”), queste ultime anche a livello di frontiera e nei trattati di libero scambio.

Prima degli annunci sul clima, però, il discorso si era aperto con una dichiarazione d’amore all’Unione europea. Tutti viviamo i grandi fenomeni del nostro tempo, quali i cambiamenti climatici, la digitalizzazione e la transizione demografica, ha detto la futura presidente. E mentre alcuni reagiscono prendendo vie autoritarie, altri investendo in porti e strade cercando di comprare influenza, e altri ancora abbracciando il protezionismo, l’Unione europea vuole reagire nel pieno rispetto del multilateralismo e dello stato di diritto. Dobbiamo ritrovare la nostra unità e trasformare le sfide in opportunità.

Spiegando come ciò che è buono per il pianeta deve essere conciliato con ciò che è buono per le persone, von der Leyen ha parlato di disoccupazione giovanile, salario minimo, e del bisogno di protezione dei più deboli, soprattutto i bambini, dando loro accesso a educazione, sport, musica e un ambiente amorevole.

La questione dei diritti delle donne è stata suggellata da una promessa di avere totale parità di genere nel suo collegio dei commissari (lei stessa aveva inserito le quote rosa per i consigli d’amministrazione nella legge tedesca).

Altre promesse e altri impegni, in questa giornata il cui obiettivo era soddisfare tutti i gruppi, sono stati presi relativamente allo stato di diritto, in cui la candidata nominata dal Consiglio (incluso dalle due bestie nere in materia, Polonia e Ungheria) si è mostrata molto forte e ha ribadito il ruolo della Commissione europea come guardiana indipendente dei trattati, che difenderà in modo inflessibile.

Una presa di posizione forte anche sul tema dei migranti: von der Leyen ha ribadito il dovere di salvare vite in mare, e si è espressa a favore dei corridori umanitari.

Ovviamente un discorso davanti a così tanti parlamentari doveva cercare di essere abbastanza vago da non scontentare nessuno e abbastanza ampio da accontentare tutti. Ma se i verdi avevano già messo le mani avanti, annunciando una presidente sostenuta dai nazional populisti, sono loro che si sono di fatto schierato con questi, visto che i tre maggiori gruppi (popolari, socialisti e liberal-centristi) si sono dichiarati a favore, sia pure con contraddizioni interne, specie fra i socialisti.

La scelta di Ursula von der Leyen è stata fatta dal Consiglio europeo dopo che le possibilità degli Spitzenkandidat Manfred Weber e Frans Timmermans si sono scontrate con i veti incrociati dei capi di stato e di governo. Il premier italiano Giuseppe Conte ha approvato la candidatura a nome del paese, ma durante il voto parlamentare la maggioranza si è spaccata: 5 stelle favorevoli, Lega contraria.

Questa scelta del partito di Salvini potrebbe compromettere i piani italiani per un portafoglio importante, oltre che la possibilità per la Lega di scegliere il nome del Commissario. Ciò che sembra inevitabile è che dopo cinque anni di Federica Mogherini come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nel prossimo quinquennio l’Italia dovrà contare su un Commissario europeo meno rilevante.