Elezioni europee ed equilibri politici in Europa

201811.04
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A cura di Guido Long
Ricercatore TAB

Le prossime elezioni europee rischiano di cambiare radicalmente l’equilibrio politico in seno all’Unione Europea.

Un bis della maggioranza popolari-socialisti sembra numericamente impossibile, finanche con l’aggiunta dei liberali dell’ALDE. Dall’altro lato, semplificando un po’ le geometrie parlamentari, le forze euroscettiche dovrebbero guadagnare numerosi seggi. Al momento, esse sono divise in tre gruppi parlamentari. Il gruppo di riferimento, di cui fa parte la Lega, è l’ Europa delle Nazioni e della Libertà. L’altro partito di governo italiano, il Movimento 5 Stelle, fa invece parte del gruppo dell’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, che include anche i britannici dello UKIP e i tedeschi dell’Alternativa per la Germania. Inoltre il partito Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán, di sicuro esponente di spicco del fronte euroscettico, siede a tutt’oggi nel Partito Popolare Europeo (PPE).

E proprio i popolari avranno un ruolo importantissimo nel Parlamento che verrà. Nonostante probabili cambi di nome, scissioni ed unioni (in particolare sul fronte euroscettico), la struttura del Parlamento dovrebbe rimanere più o meno la stessa, ma con aritmetiche differenti. Il PPE dovrebbe rimanere il primo gruppo parlamentare, sia pure con 30-40 seggi in meno (stando ai dati attuali di Politico Europe). Spetterà quindi probabilmente ai popolari il compito di assemblare una maggioranza. Per ora, il partito è alle prese con l’elezione del suo Spitzenkandidat, ovvero il suo candidato ufficiale alla presidenza della Commissione Europea. Il bavarese Manfred Weber, membro della CSU, sorella della CDU di Angela Merkel, sembra essere sicuro della vittoria, avendo ricevuto il beneplacito non solo della Cancelliera tedesca, ma di tutti gli otto capi di stato e di governo esponenti del PPE. Tale sicurezza gli permette di evitare confronti diretti e pubblici che l’altro candidato, il finlandese Alexander Stubb, invece gradirebbe molto. Quest’ultimo in effetti ha sviluppato la sua campagna principalmente sui social, e avrebbe bisogno di un dibattito pubblico per acquisire maggiore visibilità.

Le sue idee sono più liberali, favorevoli all’integrazione europea e attente alle questioni ambientali. Stubb è intransigente verso Viktor Orbán, e ne vorrebbe l’espulsione dal PPE. Al contrario, Weber si è mostrato più ambiguo sul tema, e mostrandosi sempre aperto al dialogo. Inoltre, ultimamente Weber ha sottolineato la sua fede cattolica, richiamandosi alle origini cristiane dell’Europa, e ha sostenuto una linea più dura sull’immigrazione. In fondo, per avere un’idea della linea governativa della CSU basta guardare a Horst Seehofer, leader del partito e Ministro degli Interni che ha causato non pochi problemi ad Angela Merkel.

Se il PPE si sposterà effettivamente verso destra, e le forze nazionalistiche aumenteranno il loro contingente parlamentare, si potrebbero avere ripercussioni sulla politica estera dell’Unione. Le affinità tra Salvini e il presidente russo Vladimir Putin sono note. Ma la Lega non è l’unico partito ad avere stretti rapporti con il governo russo. L’FPӦ, partito al governo in Austria in coalizione con i popolari di Kurz, ha firmato l’anno scorso un accordo di cooperazione con il partito di Putin, Russia Unita. Marine le Pen ha in passato finanziato le sue campagne elettorali con soldi ricevuti in prestito proprio dal presidente russo.

Mancano ancora diversi mesi alle elezioni europee, ma alcuni scenari sembrano già delinearsi. Naturalmente tutto resta ancora in gioco, ma un cambiamento radicale nella politica estera europea, e quindi nella geopolitica internazionale, sembra più che mai possibile.